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Quest'atto
di carità probabilmente avvenne nel 338
mentre Martino era di guarnigione ad Amiens; nella
Pasqua del 339 egli ricevette il battesimo. Dopo
il battesimo, Martino rimase nell'esercito per
circa vent'anni durante i quali condusse una vita
da vero cristiano e da buon camerata, dando comprensione
a tutti. Infine a quarant'anni decise di mettere
in esecuzione il progetto della sua giovinezza:
lasciare le armi e farsi Monaco. Dopo l'esonero
dal servizio militare, Martino si recò
a Poitiers, presso Ilario, suo amico, che era
stato eletto vescovo. Egli aveva potuto conoscere
il grande vescovo in una delle città dov'era
stato di guarnigione e aveva concepito per lui
un'ammirazione grandissima. Ilario lo accolse
molto bene e lo ordinò esorcista, carica
poco ambita, ma che avrebbe permesso al nuovo
chierico di dedicarsi allo studio delle cose di
Dio sotto la direzione di un incomparabile maestro.
Una notte però Martino sognò che
doveva convertire i sui vecchi genitori; partì
allora per la Pannonia e convertì sua madre,
ma non ebbe successo presso il padre, pagano ostinato.
In tutta la regione dominava l'arianesimo. Per
il suo coraggioso tentativo fu ingiuriato, dovette
lasciare il paese. Si recò a Milano e poi
in Liguria, nell'isola di Gallinara, infine tornò
a Poitiers, dove Ilario lo accolse nuovamente
con grande gioia, ed in questo periodo fu ordinato
diacono e poi prete. Ilario possedeva a poche
miglia da Poitiers, una villa e permise a Martino
di ritirarvisi: laggiù egli divenne Monaco,
ben presto circondato da discepoli, evangelizzando
coloro che abitavano nei dintorni. Sorse così
il monastero di Ligugè, il più antico
conosciuto d'Europa.
Martino visse a Ligugè una
decina d'anni, fino a quando i cristiani di Tours
furono chiamati a scegliere un nuovo vescovo.
Essi desideravano che Martino governasse la loro
Chiesa e, per vincere la sua resistenza, ricorsero
ad un sotterfugio. Un certo "Rusticus"
con il pretesto dalla malattia di una moglie,
andò da Martino, supplicandolo di guarirla,
e poiché il santo non poteva resistere
ad un appello di carità si mise in cammino.
Sulla strada un gruppo di cristiani gli tese un'imboscata,
lo catturò e lo condusse sotto scorta in
città. Qui giunto, la popolazione lo chiamò
vescovo. Eletto per acclamazione, Martino non
poté sottrarsi e fu consacrato vescovo
di Tour, sembra dal 4 luglio 371; il suo episcopato
durò 26 anni. Martino fu un vescovo attivo
ed energico propagatore della fede. Tale era l'ardore
della sua fede, così grande il suo disinteresse,
che la passione della giustizia lo spinse a diventare
missionario tra i pagani, protettore degli oppressi
e, per la sua bontà, arbitro tra i fedeli,
i funzionari imperiali e gli stessi imperatori.
Ma per evangelizzare occorrevano anche sacerdoti
seriamente preparati: per questo Martino creò
a Marmoutier, quello che potremmo chiamare il
primo centro di formazione clericale dalla Gallia.
Da Marmoutier e da Tours
l'attività del santo si irradiò
in ogni direzione: per 26 anni, e fino alla morte,
proseguì la sua opera di evangelizzazione
con una mirabile giovinezza di spirito, lottando
contro l'eresia ed il male e contro la miseria
umana. Un giorno, sul finire dall'autunno del
397, si recò nella parrocchia rurale di
Condate, per mettere pace tra i chierici in lite
tra loro. Al momento di ripartire per Tours, però,
si sentì allo stremo delle forze e fu assalito
dalla febbre: comprese che si avvicinava la sua
ultima ora. Si fece distendere su di un cilicio
e su di un letto di cenere, come era usanza degli
asceti del tempo, e attese la morte in preghiera.
Morì l'8 novembre 397. Il suo corpo fu
ricondotto, navigando sulla Loira, fino a Tours,
le esequie ebbero luogo l'undici novembre fra
un immenso concorso di popolo venuto d'ogni parte.
Tutti accompagnarono il vescovo fino al cimitero,
dove fu deposto in una semplicissima tomba, come
egli avrebbe desiderato, e dove ben presto sarebbe
sorta una grande basilica. Alla grande basilica
sorta a Tours in onore di Martino fu annessa in
epoca seguente a un monastero con grandi edifici
destinati ai pellegrini e dove tutta la nobiltà
franca e merolingia aveva uno dei propri figli;
anche coloro che non vi restavano come monaci
vi compivano gli studi. Il corpo di San Martino
fu spesso spostato: racchiuso in un cofano, o
sotto un altare, o sotto un ciborio, come si costumava
all'epoca merolingia, per anni, durante le invasioni
normanne, e fu conservato al sicuro; gli Ugolotti
lo arsero il 25 maggio 1562. Alcune reliquie però
poterono essere salvate e sono tutt'ora venerate
nell'attuale basilica di Tours. Un frammento è
custodito a Ligugè, suo primo monastero.
Fu il primo santo non martire della storia del
Cristianesimo.
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